LE MOLECOLE AFFETTUOSE DEL LECCA LECCA

Una recensione

Le molecole affettuose del lecca lecca è un libro anarchico, con uno stile che è sperimentale e insieme ben studiato. Una vera, gradevolissima sorpresa.  Protagonista di questo volumetto impossibile da classificare in un genere è Ciccio Pesce, al secolo Francesco Pesce, un adolescente affetto dalla sindrome di Asperger, con una famiglia un po’ complessa, uno zio sessuomane e una sfilza di fidanzate e amiche morte in circostante misteriose. Il romanzo, piccolo e molto curato nell’edizione (un plauso all’editore che in tempo di crisi investe in grafica e impaginazione) è un’autentica sorpresa.

Bisogna partire dallo stile di Consiglio per comprendere al meglio l’anima di questo volume. La sua scrittura al vetriolo è animata, convulsa, articolata attraverso frasi brevi e staccate in un unico flusso di pensiero in cui il protagonista esprime e descrive sensazioni ed emozioni. Il turpiloquio è abbondantemente rappresentato, ma non è  ingiustificato in quanto esprime il disagio e la confusione del protagonista e della sua amica immaginaria, Miou, una sorta di coscienza negativa che ha tutti i connotati di una personalità alternativa. Insomma: Ciccio appare più uno schizofrenico fissato con il sesso e con un flusso di pensiero logorroico che un adolescente inquieto.

Ma di questo vulcanico mondo interiore, in realtà, all’esterno trapela ben poco. Ciccio appare chiuso e taciturno, anche un po’ inquietante ed è un tipo che salta subito all’occhio a Ribera. È in cura presso una clinica psichiatrica dove un medico lo tratta da sano pur sapendo che il ragazzo è disturbato; ha una fidanzata che non vuol far sesso con lui perché cambierebbe il loro rapporto (e no, che Ciccio non è il primo…) e due genitori ansiosi, il padre meccanico e la madre casalinga. Quando Silvia, la prima fidanzatina viene trovata morta, e i sospetti si addensano su Ciccio, la famiglia decide di mandarlo dallo zio Lillo, un vecchio erotomane con la fissa del Guinness dei rapporti sessuali. Da lui conosce Mariangela, un po’ badante, un po’ “amica speciale” dello Zio che gli fa da nave scuola.

Ma per una serie di circostante sfortunate, anche Mariangela finisce per morire in un incidente tragico e allora Ciccio – che sarà anche sbarellato ma capisce bene che per lui tira una brutta aria – scappa a Roma. E lì, altri due incontri con altre due donne (indovinate come finiscono?), Titti e Spinetta. Entrambe le ragazze tirano via Ciccio dalla strada dove si arrangia a vivacchiare come vagabondo e successivamente mostrano anche loro un catalogo di patologie (e bugie) tali che danno quasi la sensazione che Ciccio sia la persona più sana di mente presente sulla scena.

Le molecole affettuose del lecca lecca è un libro originale, scritto in maniera spiritosa e brillante. È una via di mezzo tra un film di Ciprì e Maresco e uno di Nanni Moretti del primo periodo, con un tocco di follia, uno sguardo cinico e beffardo sull’umanità, un quadro spietato e crudele di Ribera e dell’ambiente asfissiante di una Roma accaldata e indifferente. Nel mezzo c’è Ciccio, con la sua incapacità di comprendere che la malattia ha compromesso il suo equilibrio mentale e che la sua fissazione per il sesso non è legata a una sana e normale esplosione ormonale dell’adolescenza ma è il frutto di un bisogno di comunicare che egli non riesce a esprimere in altro modo. Il suo rifiuto della realtà è il sintomo di un mondo che non accetta e che rifiuta attraverso comportamenti così violenti da essere inconcepibili: da qui, le sue amnesie che lo liberano dalla colpa legata alla morte sfortunata delle fidanzate.

Le donne di questo romanzo sono insieme caricaturali e molto realistiche. Belle, vitali, oscillano tra un desiderio di libertà coartato dalle loro origini e la voglia di dominare un uomo, sia pure disturbato come il ragazzino contro tutte le pretese sociali che le vorrebbero sottomesse e supine. Così si leggono i pugni di Spinetta o l’atteggiamento prepotente e autoritario di Titti, per non parlare di Miou, la coscienza femminile e alterata che Ciccio si porta dietro come una zavorra e che rappresenta tutto ciò che lui non riesce ad essere.

Per concludere. Un libro interessante, divertente, scritto in maniera particolare. Se vi aspettate un romanzo con una costruzione lineare e una trama gestita secondo scadenze temporali lineari, allora non compratelo. Ma se desiderate un testo che sia davvero una boccata di aria fresca e che rappresenti un diversivo interessante e di qualità, allora il romanzo di Francesco Consiglio è ciò che fa per voi.

Stefania Auci su Diario di pensieri persi

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