In classe ero il più scuro di tutti. La mia pelle aveva il colore delle olive mature, i capelli erano neri, scompigliati, gli occhi piccoli e lucidi come quelli di un gattino che si è perso nella notte. I professori e i miei nuovi compagni mi guardavano con diffidenza, ma dai loro occhi traspariva una certa curiosità per il ragazzo siciliano che odiava i mafiosi. Gli abitanti di Caceovo erano convinti che i siciliani, quando andavano in continente, si dicevano mafiosi per farsi rispettare. Perciò gli parevo strano. Ma quanto a stravaganze, loro non erano da meno.
Una volta un professore supplente ci diede un tema che aveva questo titolo: «Parla di un tuo compagno di classe». E io scrissi che volevo parlare di Ciccio Ciccocioppo, il mio compagno di banco con un sacco di cose da fare. 
Ciccio diceva sempre, diceva a tutti: «Non ho tempo».
«Ciccio, studiamo insieme?»
«Non ho tempo».
«Ciccio, andiamo al mare?»
«Non ho tempo».
«Ciccio, facciamo qualcosa insieme?»
«Non ho tempo».
Un giorno l'ho seguito senza farmi vedere e ho scoperto che andava a Pescara con il bus e, appena sceso, cercava un bar e chiedeva di andare in bagno. 
Allora ho fatto finta di incontrarlo per caso e gli ho chiesto cosa diavolo facesse. 
Lui ha risposto: «Cerco».
«E cosa cerchi?»
«Vieni con me e vedrai».
Siamo entrati al Bar Delfino. Ciccio è andato al bagno delle donne, si è chinato sulla tazza del cesso e, dopo tanto cercare, l'ho visto alzarsi con il sorriso stampato in faccia e l'indice e il pollice che stringevano qualcosa.
«Ma cos'è?»
«Un pelo di donna, ne vado pazzo» rispose eccitato.
«Tu sei scemo».
Ciccio Ciccocioppo collezionava peli pubici, e poiché era contento di avere qualcuno con cui condividere la sua bizzarra fissazione, mi raccontò di avere scoperto come fare tanti soldi. 
«Sai tenere un segreto?»
«Certo».
«Io faccio una cosa alle signore, e loro mi danno i soldi».
Mi confidò che a certe donne piace essere leccate sulla fica, e disse anche che lui collezionava i loro peli.
«Vuoi venire con me domani?»
«Mi fai schifo».
Ciccio si arrabbiò e mi spinse per terra. Fu per questo che il giorno dopo scrissi di lui nel tema.
Purtroppo i genitori di Ciccio raccontarono tutto a mio padre, e io presi delle cinghiate sulla schiena che ancora oggi, se ci penso, sudo freddo.

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