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FRANCESCO CONSIGLIO

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MIA MOGLIE
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Usciamo di casa, finalmente – lo dicono tutti "finalmente", ma io non sono mica d'accordo.

Revocato lo stato di emergenza, rallentata – almeno in parte – la curva di contagio del maledetto virus, cosa verrà dopo? Le persone sono contente di tornare al lavoro, ma scommetto che prima o poi rimpiangeranno la serenità noiosa dei giorni passati a casa.

Come possiamo essere felici trascorrendo metà della nostra vita al lavoro? L'altra metà se ne va via dormendo, o facendo la coda alle poste, nel traffico, oppure la sprechiamo davanti alla tv, sui social, sbrigando qualche rogna burocratica… impressionante! Quanto tempo resta per fare quello che ci piace? 

Io ho cinquantanove anni, non ho un lavoro e neanche la più pallida idea di quando ne troverò uno. Forse mai. Eppure penso di sperperarmi in cose che non mi rendono felice. Per esempio: ascoltare i rimproveri di mia moglie.

Non mi sono mai sentito così disgraziatamente sposato come in questi giorni di quarantena passati a casa con lei.

Mi seguiva come un'ombra, come un cane affamato, mi soffocava, mi criticava – bum, bum! –  continuamente. Qualunque cosa facevo non andava bene.  

Leggevo? Per lei era un'attività inutile. Avrei dovuto provare a cercarmi un lavoro.

"Tutti hanno un lavoro. Possibile che solo tu non riesca a inventarti qualcosa? La verità è che sei un fannullone e ti sta bene farti mantenere dal mio stipendio di insegnante".

Scrivevo?

"Sei un illuso. Vivi nel mondo dei tuoi sogni, come un adolescente. E poi lo sanno tutti che la letteratura non interessa più a nessuno. La gente deve lavorare, non ha tempo".

A volte, per distrarmi, volevo mettermi le cuffie e guardare una partita alla tv. Ma quello era un avamposto difficile da conquistare: mia moglie lo difendeva con la tenacia di un soldato di trincea.

La settimana scorsa, dopo l'ennesima litigata, mi ha detto che sono una presenza così inutile che se me ne andassi di casa per sempre non se ne accorgerebbe nessuno.

"Neanche tu?"

"E chi altro? Siamo in due".

Probabilmente scherzava. Io non ho mai pensato di andarmene. E dove vado? Oltretutto, questa cosa dell'andare è continuamente scoraggiata da mia moglie.

Una volta mi si è rotto l'orologio. Ho detto: "Vado dall'orologiaio". Lei ha risposto: "Non hai obblighi, impegni. A cosa ti serve sapere che ora è?"

Un'altra volta mi sono svegliato con la voglia di andare al mare. Ho detto: "Vado al mare". Lei ha risposto: "Fuori piove". Perché lo ha detto? Non poteva lasciare che lo scoprissi da solo? No, ha voluto farmi intendere che è stata lei a comandare la pioggia, per dispetto.

E poi mi sentivo depresso, ho detto: "Vado dallo psicologo". Lei ha risposto: "Per avere i soldi da dare allo psicologo ti servirebbe un lavoro, ma se li avessi, lavoro e soldi, non avresti bisogno di andare dallo psicologo".

Quello è stato l'ultimo mio tentativo di fare qualcosa.

Mia moglie ha ripreso a lavorare – insegna italiano in un collegio femminile – e ci vediamo meno.

Oggi mi sono alzato alle nove, ho bevuto un bicchiere di latte, sono andato allo scrittoio. Avevo tante idee, ma poi mi sono scoraggiato e ho deciso di tornare a letto.

Ho dormito ancora un po', fino alle undici, sono andato in bagno, e guardando nello specchio ho visto un tipo che mi mostrava il dito medio. Allora ho inforcato gli occhiali e ho capito che quel tipo ero io. Volevo tornare a dormire ma, coricandomi, ho mancato il letto e sono caduto sul pavimento.

Dopo qualche minuto, cercando di mettermi a sedere, una nuova vertigine mi ha lasciato lì lungo disteso.

"Oh," ho pensato "forse questo mi succede perché mi vergogno di stare a letto mentre tutti escono felici".

Ora non faccio che girarmi da un fianco all'altro e rimuginare: E se la prossima volta che cado batto la testa contro lo spigolo di un mobile? Mi dissanguo? Muoio?

Se almeno mia moglie tornasse presto!

Ma prima di pranzo aspettarla non serve. Lei adesso sta a scuola, parla alle sue ragazze e spiega loro che l'amore è la prima cosa.

 

*Testo ispirato a racconti e appunti vari di D. Charms.