AMMAZZA LA STAR

Le prime dieci pagine

1. Mi presento.

 

C'è un modo per parlare di sesso senza dire che sto scopando? Se c'è, chi se ne frega! Un pene-scopa è un'ottima metafora per me che faccio up e faccio down con lo spirito di un addetto alle pulizie assillato dalla fretta di terminare il suo lavoro. Ma sì: quegli scopini che incontro spesso alla stazione. Una volta ho chiesto a uno come mai stava in ansia, sudato e stanco, e mi ha risposto: «Perché ho voglia di tornare a casa e scopare con mia moglie». 

Io una moglie non ce l'ho.

Ho Laura e mi piace sempre meno. Il sesso, voglio dire, perché Laura è ancora bella, ma ha un modo di toccare che mi annoia: una carezza qua, una carezza là, un complesso di gesti prevedibili eseguiti con l'aria di chi è costretta a recitare da anni la stessa commedia.

Quando ci siamo conosciuti, eravamo capaci di fare l'amore per ore, dilatando il tempo senza stancarci, ma poi tutto è cambiato: la poesia dei preliminari si è trasformata in abitudine, e oggi sono quasi indifferente al pensiero che avevo saputo essere felice invadendo il suo oscuro territorio col mio esercito di soldatini con la coda.

Come sono lontani i tempi delle eccitanti scopate, sonore trombate, atletiche chiavate! Laura mi guarda il cazzo come se guardasse un mocio spelacchiato, sbuffa e dice: «Non sei più un ragazzo». E poi mi preferisce un pene finto, anzi no: ci vuole tutti e due, e allora io, per paura di perdere il confronto con i 22 cm di mister Lattice, scelgo come oggetto di concentrazione una bellissima pornostar che ho conosciuto su Youporn, si chiama Skyla Novea, ha le lentiggini, proprio come Pippi Calzelunghe, e questo aiuta, sì, mi aiuta, perché io, da adolescente, sognavo di stuprare una ragazza con i capelli rossi e i calzettoni a righe colorate, e la chiamavo Pippi, anche se il suo vero nome era Addolorata Crocifissa Maria.

Il trucco funziona. Laura gode. Godo anch'io. Però mi piace sempre meno, sarà che ci conosciamo da trent'anni, scopiamo da trent'anni, ma poco importa ormai, ci sono altre cose che mi piacciono, Ammazza la star, per esempio, un videogioco dove una donna famosa, sempre diversa da livello a livello, fugge nel corridoio di un treno in corsa inseguita da uno psicopatico omicida che brandisce un cazzo mitragliatore.

Che gioia udire il taratatatata del cazzo mitragliatore! Io sono uno che rimarrebbe giorni interi chiuso in camera a giocare, con gli occhi gonfi e rossi fino a notte. Per me è importante avere qualcosa che mi riempie la vita: ci ho provato con il tennis, ma non ha funzionato, schiappa, schiappa; ci ho provato con la musica, ma non ha funzionato, stonato, stonato; ci ho provato con il poker, ma non ha funzionato, sfigato, sfigato. Io sono uno che ha bisogno di farsi coinvolgere totalmente. Ora ho un amore esclusivo e smodato verso questo videogioco, una fanatica infatuazione che mi ha restituito la gioia di vivere, vivere per raggiungere un traguardo, mitragliare la donna, impedire che si salvi, è naturale: sono sempre dalla parte dei cattivi, dei perdenti, poveretti. Da bambino detestavo il velocissimo struzzo corridore, quello stronzo di Beep Beep, ed ero molto dispiaciuto nel vedere Wil Coyote sfracellarsi in un burrone, una volta, due volte, cento volte. Alla lunga sono fatti molto tristi, dolorosi e negativi. Non è facile, non è facile per niente odiare il topo Jerry e sperare inutilmente di vederlo divorato. Non è facile per niente abituarsi all'idea che un merdosissimo topo debba vincere su un gatto. I topi puzzano, trasmettono malattie, partoriscono decine di topolini che moltiplicati per il numero di topi presenti nelle fogne fanno legioni di batuffoli di pelo odoranti di urina che si preparano a conquistare il mondo. La gente odia i topi, è sempre andata in questo modo, eppure mi domando per quale finalità eversiva gli autori dei cartoon provano a destabilizzare le nostre credenze più solide.

Non è facile per niente essere un bambino felice se i tuoi eroi perdono sempre, se il lupo è costretto a vomitare la nonna e le sorellastre di Cenerentola rimangono zitelle per tutta la vita. Ecco perché Ammazza la star rappresenta la mia rivincita su un'infanzia in cui, per colpa della grettezza dell'industria cinematografica, ho subito umiliazioni e traumi. Anche se non tutto è filato per il verso giusto e, poiché quella stronza di star riusciva a farla franca, ho dovuto inventarmi un modo per cambiare il finale. E allora Ammazza la star ha finito per legarsi alla mia seconda passione, che è quella di uccidere donne sui treni. Donne giovani e sconosciute, per il momento, perché sono fuori da quel giro che mi permetterebbe di agganciare qualche attrice, una cantante, una troietta di regime. Ho tutto un piano: comincio ad ammazzare queste belle sconosciute e poi, quando i giornali avranno cominciato a occuparsi di me, faccio il grande salto e sparo a una famosa. E se pensate che giocare ad Ammazza la star e ammazzare le donne sui treni siano attività molto distanti tra loro, perché una è virtuale e l'altra può mandarti in prigione, eh, non capite, non capite un cazzo di una cosa e dell'altra. Mi obbligate a rubare tempo alle mie passioni e spiegare l'abc di Ammazza la star e dell'omicidio seriale. Cominciando dall'inizio, da quando ero un bambino di nove anni e non avevo amici con cui giocare a pallone. Così ho trascorso gran parte dell'infanzia a strappare le zampe ai grilli e ridere di gusto se provavano a saltare. I miei tagli erano secchi, le mie dita chirurgiche: facevo uscire poco sangue, e mi ricordo che era giallo, un sangue giallo, ripugnante, a volte verde. Se ci fosse stata una laurea in Metodologia e tecnica dell'anatomia chirurgica dei grilli, forse sì che mi sarei laureato, da bambino prodigio, il più giovane laureato della storia.

Un giorno mio padre ha scoperto che tenevo le zampe dei grilli in una scatoletta di fiammiferi e mi ha detto: «Stai attento, Francesco, che questa tua passione non è un gioco. Si comincia strappando le zampe ai grilli e si finisce nel tunnel della violenza e della malattia mentale. Non vorrei che un giorno ti venisse voglia di strappare il cuore alle donne».

Io ridevo, mi ricordo, e pensavo che scherzasse, e invece no. Mio padre è sempre stato pronto a rompermi le palle con l'aspetto morale di qualsiasi cosa, è sempre stato pronto. Anche adesso che un ictus gli ha paralizzato la parte destra del corpo, mi rimprovera di essere un indemoniato perché amo i videogiochi dell'orrore. E mi chiama depravato perché amo le donne del cinema porno.

Ma se sapesse il trattamento che riservo alle altre, che direbbe?

 

 

2. Nelle pause tra un delitto e l'altro, il perfetto Uomo Cazzo Mitragliatore è oggettivamente in buona fede.

 

Nella variante del gioco che ho ideato e sto cercando di rendere celebre, ogni livello vede opposti un uomo con il cazzo mitragliatore, che sono io, e una giovane donna, che cambia aspetto dopo essere stata uccisa ma indossa sempre una minigonna inguinale di pelle nera. La cosa bella è che ho ucciso solo donne che indossavano minigonne inguinali di pelle nera, e questo è un particolare che sta facendo impazzire gli agenti, sì, gli agenti di commercio del settore abbigliamento articoli sportivi maglieria calzature minigonne inguinali di pelle nera, uomini calmi, all'apparenza, gente così, con il sorriso di ordinanza sotto un'aria assonnata che fa capire quanto poco gli piaccia fare quel lavoro, gente così, così così, famiglie composte da mariti che non permetterebbero mai alle loro mogli di indossare minigonne inguinali di pelle nera, e mogli che non permetterebbero mai ai loro mariti di guardare donne in minigonna, e figlie che escono in jeans con la minigonna nella borsa e poi vanno a cambiarsi nei bagni pubblici. Io questa terribile ipocrisia del ceto medio l'ho sempre disprezzata, ma non è questo che mi spinge ad ammazzare quel tipo di ragazze, è che mi basta pensare a una minigonna inguinale e mi viene un'erezione, mi basta scrivere di una minigonna inguinale in pelle nera e devo farmi subito una sega.

Torniamo al gioco. Ciò che accomuna le due versioni, la virtuale e la reale, è che ogni singola partita si conclude quando la ragazza è sotto la minaccia di un cazzo mitragliatore e non le è possibile fuggire o salvarsi la vita in altra maniera, reagendo con violenza o mettendosi a urlare per richiamare l'attenzione di qualcuno. Io sono il vincitore, ma per salire di livello devo prima mitragliare la mia vittima.

È un gioco che s'impara, non servono talenti, intelligenze speciali, predisposizioni innate. Se ce l'ho fatta è perché ho avuto un grande desiderio di autoaffermazione, tanto esercizio e tanta volontà. È vero: la volontà fa l'uomo grande. A prima vista può sembrare una cazzata motivazionale e invece è un buon insegnamento, per voi che mi leggete. Fate come me: allenatevi alla crudeltà, prima con i grilli, per rendervi disinvolti, per non avere pena, e poi con le persone. Il mio record è il cento per cento di omicidi riusciti su quelli tentati, e dire che all'inizio ero timido, impacciato e molto spaventato all'idea di ritrovarmi da solo con una donna in uno spazio ristretto come può essere il bagno di un treno. E invece, non solo ho avuto il coraggio di guardare le mie vittime negli occhi, ma ho risposto alle loro grida di terrore con lo stesso ghigno stridulo dell'Uomo Cazzo Mitragliatore, il carnefice di Ammazza la star.

Quando sarò famoso, e lo sarò il giorno che mi arrestano, arriveranno un sacco di persone, magistrati, criminologi, scrittori di gialli, giornalisti, preti, e mi faranno domande del cazzo, tipo: «Che cosa ti spingeva a uccidere?»

O anche: «Provavi rimorso?»

O anche: «Se non ti avessero arrestato, avresti continuato?»

O anche: «Perché hai ucciso solo donne?»

A quest'ultima domanda risponderò che non è giusto pensare che l'ho fatto perché ho la mente ottenebrata da qualche serio problema sessuale. Semplicemente, le donne sono più deboli e le si manda senza sforzo all'altro mondo. A me, ve lo confesso, piace vincere facile, e con gli uomini non sarebbe possibile, perché sono tutti più robusti e più forti di me, che ho il fisico di un manico di scopa e due cocci di bottiglia spessi un dito sopra il naso. Uno spaventapasseri orbo, così mi ha definito quello stronzo di mio padre.

Mi dispiace di non essere amato da lui, e a volte ho pensato che le cose andrebbero meglio, che l'amore sboccerebbe se solo trovassi il coraggio di confessargli la mia bravura, ché non è mica vero che il suo unico figlio è un buono a nulla: il suo unico figlio è un maestro di Ammazza la star, the real version. Purtroppo, trovato quel coraggio, sarebbe tutto inutile, dannoso, perché lo so cosa direbbe mio padre, farebbe uno squillo al 113 e a me direbbe che un uomo bravo non è sempre un brav'uomo. Lui è specializzato nell'offendermi, avvilirmi, incessantemente, ininterrottamente, mi fa soffrire nella testa, e allora, ogni sera, chiudo a chiave la porta della mia camera e mi metto a mangiare patatine fritte, e me lo dico da solo che sono un brav'uomo, perché io quelle donne non le ho mai violentate. Colpite al cuore sì, sventrate anche, perché faceva parte del gioco, ma non violentate.

Perché io sono un brav'uomo.

 

 

3. L'ideale della mia vita è vedere un film horror seduto accanto a una ragazza sul divano di casa e non essere sfiorato dall'idea di ucciderla.

 

Dice Laura: «Dovresti vergognarti di sprecare il tuo tempo con i film di quello psicopatico… come si chiama?»

Dico io: «Dario Argento. E ti faccio notare che i film horror vengono programmati molto raramente, una o due volte al mese. Perciò sei ingiusta a dire che spreco il mio tempo davanti alla tv. Anche volendo, non potrei».

Dice Laura: «Ma tu cosa vuoi fare nella vita, trovarti finalmente un lavoro o startene seduto a scaldare il divano? Mi sa tanto che in Italia non si campa, a scaldare il divano».

Dico io: «Anche a rompere i coglioni, non si campa».

Stare in casa, io e Laura, mi capita che ho voglia d'ammazzarla. Sarebbe facile: lei ha il collo magro, fragile, sarebbe come afferrare il collo di un cigno. Ci vorrebbe poco a strangolarla, eppure mi trattengo, non lo faccio, insomma, tutto il giorno ho i miei problemi con le donne dei treni, devo aggiungerci anche Laura? Non voglio. Per questo la sopporto, anche se odia gli horror. Per lei odiare gli horror significa sedersi accanto a me e lanciarmi occhiate di rimprovero, ticchettare con i piedi sul pavimento e criticare ossessivamente ogni scena, ogni attore, la trama, il montaggio, la colonna sonora. E poi dice che eccitarsi alla vista di un'attrice che schizza sangue e perde le budella significa cadere sotto il dominio di Satana.

Provo a riflettere. Io amo i film horror. Laura odia i film horror. Devo dedurne che lei odia me? Potrebbe amarmi se accettassi di non vedere più quei film? Oppure alzerebbe la posta, obbligandomi a nuove e dolorose rinunce? Ma soprattutto: se non ci fossi io di mezzo, avrebbe almeno la curiosità di vedere Suspiria, che è l'horror più bello di tutti i tempi? Forse un giorno riuscirò a spiegarmi il motivo che l'ha spinta a farmi leggere un articolo sul web in cui si diceva che un regista amatoriale di film horror aveva rapito, torturato, sodomizzato e ucciso 33 donne e le aveva nascoste nella sua cantina. Quando gli ho fatto notare che quel regista non era Dario Argento, Laura non si è persa d'animo e ha provato a convincermi che nel mestiere di ogni uomo c'è il suo destino, e dunque anche Dario Argento si era certamente macchiato di atroci delitti che la polizia aveva archiviato in fretta, grazie alle mazzette verdi di quei magnati di Cinecittà che si arricchiscono alle spalle dei coglioni come me.

Quando l'ho conosciuta, mi ricordo, Laura era splendida, aveva diciannove anni e un rapporto problematico con un uomo più grande, un calciatore inglese che beveva troppe birre e la picchiava se lei si rifiutava di scopare. Così le ho chiesto se voleva liberarsi di quel mostro e poi ho supplicato mia madre di ospitarla, e mia madre ha detto sì, ma prima ha voluto accertarsi che non si drogasse o facesse parte di una setta o fosse dei Pesci, perché i Pesci sono molto pettegoli e adorano impicciarsi delle vite degli altri. Laura è dei Pesci, ma nei discorsi fatti a casa è nata il 3 gennaio, è Capricorno, perché sono molto riservate, le ragazze del Capricorno. Mia madre dice sempre che l'astrologia ci azzecca, dice: «Sì, non ha predetto l'attentato alle Twin Towers, ma che c'entra? Coi caratteri ci azzecca, sempre».

Oggi Laura ha quarantasette anni, uno meno di me, lavora nel call center di una fabbrica di giocattoli porno e guadagna solo se convince dei poveretti a comprare una vagina finta in silicone medicale brevettato che può trovare posto, dice Laura, anche nel cruscotto dell'auto o in un borsello, per regalare in qualsiasi momento una masturbazione da sogno.

Bisogna pensarci bene prima di lavorare in un call center, perché quando si passano otto ore a cercare di convincere la gente, poi è inevitabile tornare a casa e continuare a fare il mestiere della rompicoglioni che vuole imporre a tutti la sua visione del mondo. Ma cosa può saperne lei, di Dario Argento?

  • Facebook Icona sociale
  • Instagram

© 2020 Francesco Consiglio. Sito creato con Wix.com

info: consiglio500@gmail.com

  • Instagram